Che cos'è davvero l'ABA? Storia, idee sbagliate e formazione
Negli ultimi anni l'ABA è diventata molto conosciuta anche in Italia, soprattutto per i risultati nel campo dell'autismo. Con la popolarità, però, sono arrivati anche tanti malintesi. Due articoli scritti da esperti italiani ci aiutano a fare chiarezza: Storia dell'ABA in Italia: tra miti e false credenze di Carlo Ricci ed Eleonora Mattei (2018) e La febbre dell'ABA di Paolo Moderato e Giovambattista Presti (2019).
Ne abbiamo tratto cinque punti, utili a famiglie, insegnanti e operatori.
1. Non è una novità
Molti pensano che l'ABA sia arrivata da poco dagli Stati Uniti. Ricci e Mattei mostrano il contrario. La definizione di Applied Behavior Analysis risale al 1968 e i primi studi su bambini con autismo sono dei primi anni Sessanta. In Italia, già all'inizio degli anni Settanta, la Lega del Filo d'Oro di Osimo applicava l'approccio comportamentale nella riabilitazione di persone con disabilità multiple. Negli anni sono nate riviste, associazioni e centri. I primi interventi ABA intensivi per l'autismo nel nostro Paese risalgono alla fine degli anni Novanta.
In altre parole, anche in Italia c'è più di mezzo secolo di esperienza, di ricerca e di formazione.
2. Non è un metodo, né una ricetta
Moderato e Presti insistono su un punto: l'ABA non è una tecnica e non è un metodo per «curare» l'autismo. È una scienza applicata, come la medicina o l'ingegneria. Nasce da una scienza di base, l'analisi del comportamento, sviluppata a partire dagli studi di B. F. Skinner.
Per questo gli interventi basati sull'ABA non sono uguali per tutti. Si costruiscono sulla singola persona, sul suo contesto e sui suoi obiettivi, e si verificano con i dati. L'ABA, poi, non riguarda solo l'autismo: si applica anche alla scuola, alle organizzazioni, alla clinica.
3. Non è solo «lavoro a tavolino»
Per molto tempo l'ABA per l'autismo è stata identificata con il modello di Lovaas e con l'insegnamento per prove discrete, molto strutturato. Da allora l'ABA si è evoluta. Accanto agli interventi strutturati sono nati approcci più naturali, che insegnano nel gioco, durante le attività quotidiane e partendo dalla motivazione del bambino. Oggi esistono diversi modelli di intervento, come EIBI, ESDM, MIPIA e CABAS, tutti basati sugli stessi principi.
E «comportamento» non vuol dire solo movimento: l'analisi del comportamento si occupa anche di linguaggio, pensieri ed emozioni.
4. I genitori sono parte del percorso
Un'altra evoluzione riguarda le famiglie. Moderato e Presti ricordano come sia stata superata la vecchia idea che colpevolizzava le madri dei bambini autistici. Oggi i genitori sono considerati competenti e attivi nel percorso del figlio, con la formazione per i genitori (parent training), senza però sostituirsi ai professionisti. Ci sono anche percorsi pensati per sostenere i genitori stessi, che affrontano un compito educativo impegnativo.
5. La formazione conta
Il punto più delicato. Secondo Moderato e Presti la minaccia più seria per l'ABA viene dall'interno: da chi la applica in modo rigido e senza basi, come una «ricetta» imparata in corsi di pochissime ore. Più cresce la richiesta, più crescono anche i corsi di qualità discutibile.
Entrambi gli articoli chiariscono alcuni aspetti che è bene conoscere:
in Italia non esiste una laurea specifica in analisi del comportamento, né una professione riconosciuta di analista del comportamento;
un master non è un titolo di studio con valore legale;
le certificazioni statunitensi, come quella BCBA, sono private e non sono riconosciute dal Servizio sanitario nazionale, anche se a volte vengono scambiate per un titolo che abilita alla professione.
Per orientarsi servono quindi trasparenza sui titoli, formazione solida e supervisione di professionisti qualificati. In Italia sono nate anche associazioni professionali del settore, come SIACSA e AssoTABA.
Cosa significa per noi
Ci riconosciamo in queste riflessioni. Per questo, quando abbiamo annunciato il percorso per Tecnico del comportamento con certificazione internazionale IBT®, abbiamo scritto subito che si tratta di una certificazione privata, che non è un titolo abilitante e che il tecnico lavora sempre sotto la supervisione di un analista del comportamento o di un professionista sanitario abilitato. Crediamo che la qualità passi da qui: formazione seria, pratica supervisionata, rispetto della persona.
A dicembre torna il nostro corso ABA per genitori, insegnanti ed educatori, a Terni e online. Date e iscrizioni a breve. Per informazioni: integramenteinfo@gmail.com.
Fonti: C. Ricci, E. Mattei, Storia dell'ABA in Italia: tra miti e false credenze, «Autismo e disturbi dello sviluppo», vol. 16, n. 3, 2018, pp. 327-336. P. Moderato, G. Presti, La febbre dell'ABA, «Giornale Italiano dei Disturbi del Neurosviluppo», vol. 4, n. 1, 2019, pp. 20-32.



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