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Autismo e disabilità dei minori: cosa chiede il Parlamento

5 ore fa
Tempo di lettura: 5 min

Il 3 novembre 2026 la Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza ha approvato il documento conclusivo della sua indagine sulla disabilità dei minori, con un'attenzione particolare alle lesioni cerebrali e all'autismo. Nel corso dell'indagine ha ascoltato ministri, l'Istituto Superiore di Sanità, le due Autorità garanti, pediatri, neuropsichiatri, psicologi e associazioni. Il 18 novembre il documento sarà presentato al Senato.

Lo abbiamo letto tutto. Qui raccontiamo cosa emerge, con parole semplici, pensando alle famiglie, agli insegnanti e a chi lavora ogni giorno con bambini e ragazzi.

In breve

  • Un bambino su 77, tra i 7 e i 9 anni, ha un disturbo dello spettro autistico.

  • I servizi pubblici seguono solo una parte di questi bambini, e sono distribuiti in modo diseguale tra Nord, Centro e Sud.

  • Le famiglie spesso devono coordinare da sole medici, scuola e servizi sociali.

  • A scuola gli alunni con disabilità aumentano, ma il sostegno cambia troppo spesso.

  • La Commissione chiede diagnosi più rapide, tempi certi, più professionisti formati e un aiuto concreto alle famiglie.

Quanti sono i bambini coinvolti

Il primo dato che colpisce è che nessuno conosce con precisione quanti siano i minori con disabilità in Italia. Il documento mette insieme stime diverse:

  • a scuola, nell'anno 2024/2025, gli alunni con disabilità erano 377 mila, il 4,8% degli iscritti: una quota quasi raddoppiata in dieci anni;

  • per l'autismo si stimano 120-130 mila bambini e ragazzi sotto i 18 anni;

  • gli esperti stimano circa 40 mila bambini con paralisi cerebrale infantile e circa 38 mila persone con sindrome di Down.

Senza dati affidabili è difficile programmare i servizi. Per questo la prima raccomandazione è creare un sistema nazionale di dati sull'età evolutiva.

Servizi: ci sono, ma non dappertutto

A marzo 2025 in Italia risultavano 1.228 centri dedicati all'autismo e alla disabilità intellettiva. Più della metà (54,5%) è al Nord, il 21,4% al Centro e il 24,6% al Sud e nelle Isole.

All'inizio del 2026 i servizi per l'età evolutiva seguivano tra 60 e 81 mila minori con autismo. Rispetto ai 120-130 mila stimati, significa che tra un terzo e la metà dei bambini non risulta seguito dai servizi rilevati, o è seguito altrove.

Alcune associazioni ascoltate segnalano attese di oltre 12 mesi per una visita di neuropsichiatria infantile nel pubblico. Molte famiglie finiscono per pagare di tasca propria. Il documento rileva anche che in Italia mancano servizi sanitari dedicati alle emergenze comportamentali dei bambini e ragazzi autistici: l'Istituto Superiore di Sanità sta costruendo una rete apposita.

Prima si riconoscono i segnali, meglio è

Tutti gli esperti concordano: i primi anni di vita sono una finestra preziosa, perché il cervello è più plastico. Le proposte vanno in questa direzione:

  • seguire lo sviluppo nei primi mille giorni, con il pediatra di famiglia come primo punto di riferimento;

  • per l'autismo, arrivare alla diagnosi entro i 24 mesi;

  • accompagnare la diagnosi con una valutazione completa di cosa il bambino sa fare e di cosa ha bisogno, non solo con un certificato;

  • fissare tempi massimi tra diagnosi, valutazione e avvio degli interventi, perché alla diagnosi non segua un periodo in cui la famiglia resta sola.

Gli interventi e l'ABA

Il documento richiama le Linee guida nazionali dell'Istituto Superiore di Sanità per bambini e adolescenti con autismo. Tra gli interventi suggeriti ci sono quelli globali basati sull'analisi del comportamento applicata (ABA), insieme agli interventi naturalistici evolutivi, a quelli evolutivi ed educativi, agli interventi su comunicazione e interazione sociale e a quelli rivolti ai genitori.

Sul numero di ore il documento è prudente. La letteratura non indica un minimo valido per tutti. L'orientamento attuale considera un minimo tra 2 e 6 ore a settimana, deciso dall'équipe in base all'età, alla gravità e alla situazione della famiglia. Casa e scuola fanno parte del progetto. Gli esperti chiedono interventi basati sulle prove scientifiche e costruiti sul singolo bambino, evitando approcci ideologici, e capaci di portare gli apprendimenti nella vita di tutti i giorni.

Un'attenzione particolare va alla Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), che la Commissione chiede di garantire in tutto il Paese, insieme alla formazione di chi la usa con il bambino.

A scuola

I dati ISTAT citati nel documento mostrano luci e ombre:

  • i docenti di sostegno specializzati sono passati dal 63% al 78% in cinque anni;

  • ma a inizio anno il 22% dei docenti di sostegno non era ancora stato nominato;

  • il 59,7% degli alunni con disabilità ha cambiato insegnante di sostegno;

  • solo il 41% degli edifici scolastici è pienamente accessibile e il 26% delle scuole non ha bagni adeguati.

Per un bambino autistico cambiare insegnante può significare perdere routine e punti di riferimento, con più ansia e più comportamenti problema. Per questo si chiede di guardare non solo alle ore di sostegno, ma alla loro qualità e continuità. Il documento segnala anche il rischio di scegliere troppo presto, alle superiori, il percorso differenziato del PEI, che porta a un attestato invece che al diploma. Chiede inoltre protocolli per prevenire il cosiddetto burnout autistico.

Le famiglie

È uno dei punti più forti del documento: oggi i genitori fanno spesso da ponte tra medico, scuola e servizi sociali, che non si parlano. Gli esperti chiedono di considerarli parte attiva del percorso, non solo destinatari di prestazioni. In concreto:

  • formazione per i genitori (parent training) e servizi di sollievo;

  • una persona di riferimento, il case manager, che coordini i diversi servizi;

  • il Progetto di Vita introdotto dalla riforma della disabilità (decreto legislativo 62/2024), costruito con il bambino e la famiglia;

  • tutele per i caregiver familiari: la legge è in discussione in Parlamento.

Le raccomandazioni della Commissione

  1. Dati. Un sistema informativo nazionale per l'età evolutiva, come quello che esiste già per la salute mentale degli adulti.

  2. Tempi certi. Tempi massimi per valutazioni e interventi, liste d'attesa monitorate regione per regione e servizi di neuropsichiatria infantile più forti.

  3. Diagnosi precoce. Sorveglianza nei primi mille giorni e, per l'autismo, entro i 24 mesi, con una rete tra ospedale, pediatri, scuola e servizi.

  4. Meno disuguaglianze. Più professionisti qualificati e più riabilitazione dove oggi mancano; CAA garantita in tutto il Paese.

  5. Famiglie. Formazione, sollievo, un case manager e piena partecipazione al Progetto di Vita.

  6. Scuola. Sostegno formato, nominato in tempo e stabile, ausili adeguati e collaborazione con i servizi.

  7. Sport e volontariato. Più occasioni di sport inclusivo e sostegno alle associazioni che aiutano le famiglie.

  8. Verifica. Una relazione annuale del Governo al Parlamento su risorse, servizi attivati, tempi d'attesa e risultati.

Cosa significa per noi

Molte di queste richieste sono il cuore del lavoro di INTEGR@MENTE: operatori formati bene, genitori e insegnanti coinvolti, servizi che si parlano.

  • A dicembre torna il nostro corso ABA per genitori, insegnanti ed educatori, a Terni e online. Date e iscrizioni a breve.

  • Nel 2027 partirà il percorso per Tecnico del comportamento con certificazione internazionale IBT®: più persone preparate sul territorio, con pratica supervisionata.

Se hai un dubbio sullo sviluppo di tuo figlio, parlane con il pediatra: prima si riconoscono i segnali, prima si può intervenire. Per informazioni puoi scriverci a integramenteinfo@gmail.com.

Fonte: Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sulla disabilità fisica e psichica dei minori, con focus sulle lesioni cerebrali e sull'autismo, approvato il 3 novembre 2026 (testo completo).

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